Non so decidermi a come guardare questa giornata... il 27 Gennaio a casa mia suona in modo prepotente.. non soltanto questa giornata di "liberazione" e di "memoria" ma tutta la cornice che la raccoglie per mesi...
La mia città ha sempre avuto un legame particolare con la popolazione Ebraica, molte tradizioni nostrane derivano da questa meravigliosa gente, anche culinarie.
La Sinagoga a Ferrara è ancora attivissima e si concede spesso ai ferraresi, così come il cimitero monumentale, a fianco a quello cristiano, si lascia osservare dall'alto delle mura della città, entrambi all'interno di Ferrara, immensi, persi in un verde che sembra impossibile possa esistere.
Ma la storia di questa liberazione tocca anche la mia famiglia grazie ai ricordi del mio nonno materno che fù rinchiuso in un campo di concentramento tedesco, anche se sinceramente non ricordo quale.. ma non uno dei più tristemente "famosi" ..e oserei dire per fortuna.
Poco mi raccontava, ma ogni tanto la sua mente vagava in quei giorni invernali di stenti, dove le parole teutoniche che imparò presto furono "mi scusi", "ho fame", "perdono"... la sua capacità di riparare piccole minuterie orafe lo salvò da diversi momenti bui della storia umana; non fù rinchiuso perchè ebreo o almeno così penso.. dopotutto frequentava il seminario cattolico della provincia.. mi han sempre detto che era amico di molti signori che all'epoca abitavano nella zona di Mazzini e Vignatagliata (il ghetto), ma ero piccola, non comprendevo molto. Mi spinse con forza a visitare la Risiera di San Sabba di Trieste, terribile esperienza che mi entrò nelle ossa.. ancora oggi non riesco a metterci nuovamente piede...
Ora dopo anni che lui non vi è più e la nonna mi ha lasciato spostare tutte le sue cose, capita di trovare immagini e appunti risalenti a quell'epoca. Le date di entrata in "seminario" coincidono stranamente con cambi nelle alleanze dell'Italia.. prima o poi i ricordi racchiusi nella soffitta di mia nonna, che per ora non si può aprire per volontà sua, verranno spolverati..e forse conoscerò meglio la storia di mio nonno, un uomo piccolo, magro, pacato che mai ho visto alterarsi nel corso degli anni e di dolori incredibili.. mi ha sempre affascinato la sua passione e tenacia nel rimettere in piedi meccanismi complicati e incredibilmente minuscoli. Forse era uno tra gli artigiani più conosciuti dai suoi "coetanei" di Ferrara, venivano da molte parti del Veneto e dell'Emilia per lasciargli una sveglia dalle sembianze strane, un orologio da polso, i pendoli e i cu-cù in legno.. per me lui era il dottore del tempo, si prendeva cura di qualsiasi orologio sinchè non guariva.. e come se li guariva! Sino al giorno in cui si è fermato il suo tic tac.. e se ne è anche reso conto, parcheggiando l'auto per bene per poi accasciarsi e non riprendere più voce o movimento. Fù davvero un momento terribile, per settimane incapace di muoversi o parlare ascoltava e ascoltava.. null'altro. Nella mia stupidità di "matura" da poco entrata nella maggiore età immaginavo, speravo si sarebbe alzato che da un momento all'altro mi avrebbe sgridata per aver letto non sempre bene: ogni pomeriggio infatti non mancavano capitoli della Gerusalemme liberata, dell'Orlando Furioso o dell'Eneide.. Libri sui quali ho imparato con lui, a leggere. Quei giorni mi sono rifiutata di portargli alle orecchie letture di Levi o Bassani. proprio non me la sentivo.. forse intimamente pensavo che se non gli avessi fatto ricordare i tempi in cui stava prigioniero con tanti amici che non sono mai tornati..allora lui sarebbe rimasto... speranze...
Di lui e delle terribili esperienze una pietra bianca, quasi trasparente, che custodiva gelosamente in una scatoletta di latta assieme ad un foglio con diversi nomi di persone che ha conosciuto... scatola che ottenne da un soldato tedesco, lungo i binari di un treno... una specie di pietra saponaria mi disse... in cambio di una rimessa a punto di una cipolla da tasca (orologio), il resto credo, lassù in quella soffitta misteriosa... neppure mia madre vi ha potuto mai mettere piede...e non credo lo farà mai..e io?
Non so, ci penserò soltanto quando sarà il momento..per ora mi tengo il ricordo che ho nel cuore così come è, magari ci rido sopra con una canzone che un amico del nonno gli cantava spesso.. mai ho capito se era lui il soggetto oppure no... è possibile che si abbiano più amici stretti con stesso nome e cognome? Un caso?
Chissà..per ora godetevi la canzone di Alfio Finetti, un mito a Ferrara, pure lui :D, cantautore di ballate in dialetto ferrarese... in fondo questa giornata dovrebbe ricordare un momento felice.. l'entrata dell'esercito Russo presso i campi di concentramento ... liberazione dal nazismo e da tutte le malsane idee che si portava dietro, anche in Italia...
Quale giornata è meglio di oggi per ricordare anche un piatto tradizionale ebraico di Ferrara? Spesso proposto anche tra le mura della casa dei miei nonni....
Salame di Spinaci

5 uova
550 g del mix n.2 di Cappera e Felix per pasta all'uovo
- farine naturali: farina di riso, fecola patate, amido di mais, xanthano (da prontuario AIC)
Ripieno:
circa 1 kg di spinaci, possibilmente freschi..ma vanno bene anche quelli surgelati adeguatamente asciugati
300 gr di ricotta vaccina
130-150 g di burro (io ne metto 130 g)
100 g formaggio grattato, magari un buon Parmigiano Reggiano
mezzo cucchiaio di noce moscata
sale, pepe a piacere
Si prepara la pasta all'uovo e mentre riposa si lavano e preparano gli spinaci...
Freschi si rosolano nel burro per cinque minuti, poi si lasciano cuocere a fiamma bassissima per una decina di minuti.
Surgelati, prima si asciugano per bene poi si passano in padella con il burro per una decina di minuti a fiamma normale.
Frattanto in una terrina mescolare la ricotta sino a renderla morbida, con una forchetta, si aggiungono poi gli spinaci, il formaggio..un paio di pizzichi di sale e di pepe e la noce moscata..mescolando sinchè tutto è bello omogeneo.
Tirare la pasta all'uovo a forma di rettangolo, (a me piace spessa) si spalma sopra il ripieno di spinaci e arrotolare la pasta come un salame, si avvolge il tutto in un canovaccio (magari di lino) e si legano le estremità e il centro.
In una pentola capiente si porta a bollore l'acqua salata e si immerge il salame, una volta ripreso il suo bollore si cuoce al minimo per almeno trenta minuti.
Una volta cotto, si srotola il salame, si taglia e si serve tiepido tagliato a fette e spolverato con abbondante formaggio grattugiato.
Volendo lo si può mettere anche in una pirofila da forno da tenere in caldo sino al momento di servirlo.
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Per ora il ricordo è nel cuore, in quel che ho in mano.. nello sguardo serio e deciso di quella bimbetta che gli stà in braccio in una foto sbiadita.
Io non dimentico :)